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Guida per riconoscere l’ADHD e conviverci senza farsi travolgere

ADHD e Dislessia Insieme: Guida Rapida 2026 ai Sintomi e Soluzioni

ADHD e Dislessia: come riconoscerli insieme in bambini e adulti. Scopri le soluzioni AI 2026 e i nuovi importi dell'indennità di frequenza. Guida di G. Cubeddu.

SALUTE E SCIENZA

Cubeeddu G.Mario

1/2/20269 min read

ADHD non è pigrizia: è un diverso cablaggio cerebrale che rende difficile gestire tempo, attenzione e impulsi fin dall’infanzia e che, se non riconosciuto, può accompagnarsi a dislessia e abbassare l’autostima per tutta la vita .

Quando ADHD e dislessia viaggiano insieme: percentuali, segnali e percorso di valutazione integrata.

L’ADHD è un diverso cablaggio cerebrale, non pigrizia: la mente cambia oggetto ogni pochi secondi e il corpo fatica a starsene fermo. Colpita dal 5 % dei bambini e dal 3 % degli adulti, si riconosce da errori di distrazione anche nei compiti preferiti, istruzioni perse subito dopo essere state date, movimento continuo o sensazione di motore interno che non si spegne. Se la lettura è lenta pur conoscendo le lettere, se si perde il filo del testo nonostante la comprensione, se il 25-40 % dei casi si accompagna a dislessia, serve valutazione integrata neuropsichiatra-logopedista. Strategie chiare, rinforzi visivi, farmaci tarati e adattamenti scolastici riducono il disordine, restituiscono autostima e permettono di usare la propria velocità senza sentirsi “diverso”.

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Se tuo figlio ha ricevuto una diagnosi di ADHD.

Le statistiche dicono che ha circa il 25-40 % di probabilità di presentare anche un disturbo specifico dell’apprendimento come la dislessia; viceversa, se la diagnosi primaria è dislessia, la possibilità che conviva con ADHD oscilla tra il 15 e il 30 %. Per capire se ha entrambi i profili, osserva se sbaglia anche i compiti più brevi quando è “sul pezzo”, se legge sillaba per sillaba pur conoscendo le regole fonologiche, se perde il filo del testo nonostante capisca le singole parole e se dimentica istruzioni semplici subito dopo averle ascoltate. In questo caso chiedi una valutazione integrata: neuropsichiatra per l’ADHD e logopedista per la dislessia, poi coordina i piani terapeutici (farmaci se necessario, training fonologico, adattamenti scolastici, rinforzi comportamentali) in modo che l’uno non vada a detrimento dell’altro e che il ragazzo impari a usare il proprio ritmo senza sentirsi “diverso”.

Guida per riconoscere l’ADHD e conviverci senza farsi travolgere

Domanda numero uno, quella che arriva ogni giorno nelle mail dei centri di neuropsichiatria infantile e negli sportelli dedicati agli adulti: “Ho sempre avuto difficoltà a stare attento, a finire i compiti, a ricordare appuntamenti e parole scritte. È solo confusione o può essere ADHD?”
La risposta, sobria ma rassicurante, è che esiste un modo chiaro per capirlo e che, una volta chiarito, esistono strade pratiche per alleggerire la frustrazione quotidiana. Non serve abitare in una città particolare, non serve un reddito alto: serve solo osservare i segnali, raccogliere informazioni affidabili e costruire piccole abitudini che riducano il disordine interno.

Come si presenta davvero l’ADHD

Il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione aggiornata (DSM-5-TR), descrive l’ADHD come un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da un pattern persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo . Per ricevere una diagnosi valida servono almeno sei segni su nove nel gruppo “disattenzione” oppure sei su nove nel gruppo “iperattività-impulsività”, visibili da prima dei dodici anni e presenti in almeno due contesti (casa, scuola, lavoro, relazioni). Gli adulti devono mostrare almeno cinque segni, ma la logica è identica: i sintomi devono essere fuori proporzione rispetto all’età, durare da mesi e generare disagio concreto.

a woman sitting on a couch with a book in front of her
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I bambini con presentazione “soprattutto disattenta” perdono oggetti, fanno errori di distrazione, sembrano non ascoltare, evitano compiti che richiedono concentrazione prolungata; quelli “soprattutto iperattivi” parlano eccessivamente, si muovono continuamente, interrompono gli altri. In età adulta l’iperattività diventa spesso un senso di motore interno che non si spegne, mentre la disattenzione si traduce in scadenze dimenticate, progetti incompiuti, irritabilità per lo stress accumulato

. Nessuna di queste caratteristiche è legata alla volontà o all’intelligenza: si tratta di un diverso funzionamento dei circuiti di fronte-lobe e dei sistemi di dopamina e noradrenalina, sostanze chimiche coinvolte nella regolazione dell’attenzione e del controllo degli impulsi .

Il fratello che non ti aspetti: dislessia e ADHD

Una parte rilevante delle persone con ADHD, tra il 25 e il 40 per cento secondo le revisioni pubblicate su PubMed, presenta anche un Disturbo Specifico dell’Apprendimento come la dislessia

. Le due condizioni si somigliano sul piano pratico: entrambe possono produrre lettura lenta, inversioni di lettere, difficoltà a mantenere il filo del discorso, errori di ortografia inspiegabili. La differenza sta nel meccanismo: la dislessia nasce da una alterazione della elaborazione fonologica, mentre l’ADHD deriva da una difficoltà a mantenere l’attenzione sufficientemente a lungo da fissare le lettere sullo schermo mentale. Quando i due disturbi coesistono, il bambino o l’adulto può sembrare pigro o svogliato, ma in realtà sta spendendo il doppio dell’energia per tenere a bada la mente che vaga e per decodificare ogni sillaba. Riconoscere entrambi i profili è cruciale: intervenire solo sull’uno lascia scoperto l’altro e genera nuova frustrazione.

Riconoscere precocemente senza allarmismi

La prima regola è osservare la frequenza e l’impatto. Tutti i bambini perdono la matita, dimenticano il compito o si agitano in classe; diventa sospetto quando la storia si ripete ogni giorno, in ogni materia, nonostante il bambino abbia capacità intellettive nella media o sopra la media. Le maestre sono spesso le prime a segnalare “non finisce i compiti, legge ma non ricorda ciò che ha letto, interrompe costantemente”. Gli adolescenti possono sviluppare strategie di compenso (copiare appunti, registrare le lezioni) che celano il disturbo fino al primo anno di università, quando l’organizzazione autonoma diventa fondamentale. Nell’adulto i campanelli d’allarme sono:

impossibilità cronica di stimare i tempi (“parto alle otto, arrivo alle nove” che diventa le dieci);

scrivi dieci email ma ne dimentichi tre;

acquisti impulsivi che mettono a rischio il bilancio;

conversazioni in cui la mente corre avanti e perdi il filo


Se queste difficoltà sono presenti almeno da sei mesi e in più ambiti, vale la pena di prenotare una valutazione neuropsicologica completa.

Dove andare per una valutazione seria

In Italia il percorso può iniziare dal pediatra o dal medico di base, che rilascia l’impegnativa per una Neuropsichiatria infantile o per un Centro di riferimento regionale per i disturbi dell’apprendimento. Gli adulti possono rivolgersi a un centro per i disturbi dell’attenzione accreditato (spesso presente negli ospedali universitari) o a uno pschiatra/psicologo specializzato in disturbi del neurosviluppo. L’assessment prevede colloqui clinici, questionari per genitori e insegnanti (es. scale Vanderbilt o Conners), test cognitivi e, se necessario, approfondimenti per escludere altre cause (problemi di udito, carenze di ferro, ansia, umore) . Nessuna diagnosi si basa su un solo test: la regola d’oro è la raccolta di informazioni in contesti diversi.

Cosa fare dopo la diagnosi: trattamenti con evidenza

  1. Psico-educazione
    Prima di qualunque farmaco o strategia, la famiglia e la persona devono capire che l’ADHD non è colpa di nessuno. Gruppi di supporto come quelli organizzati da CHADD o da associazioni regionali permettono di scambiarsi esperienze e ridurre la vergogna

    .

  2. Interventi comportamentali
    I bambini più piccoli (fino ai 12 anni) beneficiano di programmi strutturati di rinforzo positivo: tempi di attesa brevi, istruzioni una alla volta, premi immediati, schemi visivi della giornata. Per gli adulti l’approccio è simile ma si traduce in strumenti di “auto-management”: calendar app con promemoria vocali, tecnica del pomodoro (25 min di lavoro, 5 min di pausa), riunioni in piedi per evitare la mente che vaga

    .

  3. Farmaci
    Gli psicostimolanti (metilfenidato, lisdexanfetamina) sono raccomandati come prima scelta nei casi di moderata-severità e hanno letteratura solida dietro. I non-stimolanti (atomoxetina, guanfacina) sono validi se compaiono effetti collaterali o c’è storia di abuso di sostanze. La scelta è strettamente individuale e va monitorata dal medico con controlli di pressione, peso, sonno .

  4. Supporto scolastico o lavorativo
    In base alla legge 170/2010 in Italia, gli studenti con ADHD hanno diritto a misure dispensative: tempo aggiuntivo, registrazione delle lezioni, compiti suddivisi in blocchi, posto in prima fila. Gli adulti possono richiedere la stesura di un “PEI aziendale” (patto di accomodamento ragionevole) che includa scadenze chiare, intervalli brevi, riduzione di distrazioni open-space.

  5. Trattamento dei disturbi associati
    Se è presente anche dislessia, il percorso logopedico diventa parte del piano terapeutico: allenamento fonologico, lettura guidata, software di sintesi vocale. Integrare i due interventi riduce il rischio di burnout scolastico e migliora l’autostima

a notebook with a pen and a pen and a cup of coffee
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Le domande che tutti si fanno (con risposte senza giri di parole)

“Il bambino sta bene quando gioca con Lego: può davvero avere ADHD?”
Sì. I sintomi devono essere presenti in almeno due contesti, ma non devono essere evidenti ogni minuto. I videogiochi rapidi o le costruzioni offrono rinforzi continui, quindi la concentrazione può apparire normale; il problema emerge quando il compito è noioso o lungo

“Gli psicostimolanti rendono zombi?”
No, se la dose è tarata correttamente. Il farmaco non cambia la personalità, ma riduce il “rumore” di fondo consentendo

di scegliere dove dirigere l’attenzione. Monitoraggio medico e aggiustamenti progressivi sono essenziali.

“Crescono e passa?”
I sintomi iperattivi tendono a diminuire con l’età, ma la disattenzione e l’impulsività spesso permangono nell’adulto. Non si tratta di “passare”, bensì di imparare strategie più sofisticate di automanagement

.

“Se prendo il farmaco devo prenderlo per sempre?”
Molti adulti fanno cicli di trattamento: anni di terapia, poi pausa per valutare il bisogno. Non c’è dipendenza fisica, ma sospendere improvvisamente può far riemergere i sintomi. Ogni scelta va concordata con lo specialista.

“Mio figlio è brillante ma non legge mai un libro intero: è solo voglia di evitare?”
Spesso è la combinazione ADHD + difficoltà di decoding. Valutare il profilo fonologico con un logopedista può chiarire se c’è anche dislessia. In questo caso leggere diventa faticoso due volte e il bambino evita per proteggersi

.

Piccoli accorgimenti quotidiani che fanno la differenza

Ambiente di lavoro: usare cuffie antirumore, tenere solo il documento che si sta modificando aperto sul computer, spegnere le notifiche del telefono.

Appuntamenti: scrivere subito la data su un calendario condiviso e impostare un allarme 24 ore prima.

Sonno: mantenere un orario fisso di “ritiro” dallo schermo, perché il sonno scarso peggiora l’attenzione già compromessa.

Esercizio fisico: 20-30 minuti di attività aerobica tre volte a settimana migliorano la funzione esecutiva misurata su test standardizzati

Conversazioni: chiedere il permesso di prendere appunti durante un colloquio, così la mente può cedere al bisogno di muoversi senza perdere informazioni.

Quando chiedere aiuto urgente

Se il bambino rischia bocciatura, se l’adulto è sul punto di perdere il lavoro o se compaiono pensieri autolesivi (“non servo a nulla”), è il momento di rivolgersi a un professionista. L’ADHD non è un’emergenza medica in senso stretto, ma il disagio psicologico che genera può diventare grave se resta isolato.

In sintesi

Riconoscere l’ADHD presto, distinguerlo dalla dislessia o valutarli entrambi, adottare strategie comportamentali e valutare l’opportunità di un trattamento farmacologico riduce il rischio di insuccessi a cascata. Nessuna di queste azioni richiede un budget stellare: servono osservazione attenta, informazioni corrette e la consapevolezza che il cervello che si muove veloce può imparare a rallentare nei momenti giusti, se gli si offre la strada giusta.

Fonti consultate e verificate:
Psychiatric Times , Mayo Clinic , CHADD , PubMed

, MVS Psychology .

Frequently asked questions

Che differenza c’è tra un bambino vivace e uno con ADHD?
Il bambino vivace si ferma quando serve, quello con ADHD continua a muoversi anche quando ha capito che è il momento di stare fermo: il sintomo è fuori proporzione all’età e dura almeno sei mesi in ogni ambiente .

A che età si può fare la diagnosi?
Il DSM richiede che i segni compaiano prima dei 12 anni, ma la valutazione ufficiale si può fare già a 5-6 anni se la distrazione o l’iperattività compromettono scuola e relazioni .

Serve per forza il farmaco?
No. Se i sintomi sono lievi e l’ambiente è ben strutturato, bastano interventi comportamentali. Il farmaco si aggiunge quando il disagio è moderato-grave e le strategie da sole non bastano .

Gli psicostimolanti creano dipendenza?
Al dosaggio terapeutico e sotto controllo medico non creano dipendenza; anzi, riducono il rischio che l’adolescente cerchi auto-medicazioni per tenere il passo .

Posso sospendere in estate per dare una pausa?
La scelta va fatta con lo specialista: alcuni riducono la dose, altri mantengono per proteggere l’autostima nelle attività di gruppo. Non esiste una regola unica .

Quanto è frequente la convivenza con dislessia?
Un ragazzo con ADHD ha il 25-40 % di probabilità di avere anche dislessia; se la diagnosi primaria è dislessia, la possibilità di ADHD è 15-30 %. Valutare entrambi i profili evita strategie incomplete .

Come capire se ha entrambi i disturbi?
Osserva se sbaglia anche i compiti brevi quando è motivato, se legge sillaba per sillaba pur conoscendo le regole, se dimentica istruzioni semplici subito dopo averle ascoltate: sono segnali di doppio profilo.

Cosa chiedere a scuola dopo la diagnosi?
Tempo aggiuntivo, possibilità di registrare le lezioni, compiti suddivisi in blocchi, posto lontano dalle distrazioni: sono misure previste dalla legge 170/2010 e non richiedono una città particolare.

L’ADHD passa da grande?
L’iperattività motoria cala, ma la disattenzione e l’impulsività possono rimanere. L’obiettivo è imparare strategie di automanagement, non aspettare che sparisca da solo .

Quando serve aiuto urgente?
Se il bambino rischia la bocciatura, se l’adulto perde il lavoro o se compaiono pensieri autolesivi, è il momento di rivolgersi a un professionista: non si tratta di fare drammi, ma di evitare che il disagio diventi emergenza.