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Chat Control UE: cosa cambia per privacy e sicurezza dopo l’ok di Bruxelles

Chat Control UE 2026: Privacy a Rischio e Nuove Regole Sicurezza

Cosa cambia con il Chat Control UE 2026? Guida alla scansione dei messaggi, rischi per la privacy e come proteggere le tue chat. Inchiesta di G. Cubeddu.

ESTERI E GEOPOLITICA

Cubeddu G.Mario

12/26/20253 min read

L’Italia ha scelto di astenersi

A Bruxelles è arrivato il primo via libera alla cosiddetta Chat Control. L’Italia ha scelto di astenersi, chiedendo garanzie tecniche e costituzionali. La decisione non chiude il capitolo: apre il trilogo con Parlamento e Commissione e lascia sul tavolo questioni pratiche che riguardano sicurezza, fiducia degli utenti e sostenibilità per le imprese tecnologiche.

«Per capire come funziona la crittografia end-to-end e perché la UE vuole tutelarla, puoi leggere la nostra guida aggiornata al 2025.»

Che cosa prevede la proposta
La misura nasce con un obiettivo condivisibile: contrastare gli abusi sessuali sui minori (CSAM) e accelerare l’individuazione di vittime e autori. Per raggiungerlo, il testo impone ai fornitori di servizi di messaggistica obblighi di rilevamento e segnalazione dei contenuti illeciti. In termini concreti, le piattaforme dovrebbero dotarsi di strumenti automatici per identificare immagini, video e testi sospetti e inviare segnalazioni alle autorità competenti.

Il nodo cruciale è il metodo: come analizzare i contenuti senza compromettere la riservatezza delle comunicazioni? Se la scansione avviene lato server, i messaggi cifrati end-to-end restano inaccessibili; se invece si richiede una scansione “on-device”, cioè prima che il messaggio venga cifrato o dopo la decifratura sul dispositivo, si introduce un punto di possibile vulnerabilità.

Perché l’Italia si è astenuta
L’astensione italiana non è un no alla finalità della norma, ma una richiesta di maggiori garanzie. Roma ha espresso preoccupazione per l’impatto sulla crittografia end-to-end e per il rischio di sorveglianza generalizzata. In pratica, il governo vuole tempo per valutare soluzioni tecniche che non aprano backdoor nella sicurezza delle comunicazioni né erodano diritti fondamentali.

Gli esperti di sicurezza mettono in guardia: qualsiasi meccanismo che analizzi i contenuti prima o dopo la cifratura può creare vulnerabilità sfruttabili da attori malintenzionati. I falsi positivi sono un problema pratico: immagini o messaggi erroneamente segnalati possono generare indagini inutili, danni reputazionali e costi procedurali. Inoltre, la gestione delle segnalazioni richiede infrastrutture e personale specializzato, con tempi e oneri non trascurabili.

Criticità tecniche e rischi concreti

Impatto sulle imprese tecnologiche
Per le grandi piattaforme, adeguarsi significa investire in algoritmi di detection, infrastrutture per la gestione delle segnalazioni e team dedicati alla compliance. Per le piccole e medie imprese del settore, invece, i costi potrebbero risultare proibitivi: sviluppare o integrare sistemi di analisi avanzata non è banale né economico. Questo squilibrio rischia di favorire i player dominanti, con effetti sulla concorrenza e sull’innovazione.

Conseguenze per gli utenti
Anche se la finalità è la protezione dei minori, la percezione pubblica può essere diversa. Molti utenti temono una riduzione della riservatezza delle proprie conversazioni. La fiducia nei servizi di messaggistica può diminuire se non c’è chiarezza su come vengono effettuati i controlli, quali dati vengono analizzati e quali tutele sono previste per gli errori di identificazione.

Strade praticabili nel negoziato
Nel trilogo con Parlamento e Commissione si possono esplorare soluzioni per ridurre i rischi senza rinunciare all’obiettivo di protezione: Garanzie procedurali: definire chi verifica le segnalazioni, tempi e modalità di intervento, e tutele per gli errori Audit indipendenti: controlli esterni periodici sui sistemi di detection per verificare efficacia e rispetto dei diritti. Deroghe mirate: esenzioni o soluzioni alternative per servizi che adottano crittografia end-to-end Supporto alle PMI: misure di accompagnamento tecnico e finanziario per evitare concentrazione di mercato. Trasparenza: obbligo per le piattaforme di spiegare in modo chiaro come funzionano i controlli e quali dati vengono conservati.

Cosa fare ora per operatori e associazioni
Le aziende devono avviare valutazioni d’impatto tecniche e legali, predisporre piani di minimizzazione dei dati e strategie di comunicazione trasparente. Le associazioni per i diritti digitali devono monitorare il negoziato e chiedere limiti chiari e controlli indipendenti. I legislatori, infine, dovranno bilanciare efficacia investigativa e garanzie costituzionali, evitando soluzioni che indeboliscano la sicurezza collettiva.

Conclusione
La Chat Control è una partita complessa: proteggere i minori è un imperativo, ma la risposta normativa deve evitare di compromettere la riservatezza e la sicurezza delle comunicazioni. L’astensione dell’Italia segnala prudenza e invita a un confronto più approfondito. Il negoziato che seguirà deciderà non solo strumenti investigativi, ma anche il modello di sicurezza digitale che l’Europa adotterà nei prossimi anni.

FAQ

Che cosa cambia subito per gli utenti?

Nessuna modifica immediata: il testo è ancora in fase negoziale e dovrà essere approvato definitivamente.

Le piattaforme saranno obbligate a indebolire la crittografia?

Non necessariamente: il dibattito riguarda proprio come evitare che gli obblighi impattino sulla crittografia end‑to‑end.

Come possono le PMI prepararsi?

Avviare valutazioni d’impatto, partecipare ai tavoli tecnici e pianificare investimenti graduali in compliance.