

Legge di bilancio 2026 e la tassa sugli extraprofitti bancari
Tassa Extraprofitti Bancari 2026: Guida alle Nuove Regole e Aliquote
Come funziona la tassa sugli extraprofitti delle banche nella Legge di Bilancio 2026. Aliquote, soglie di esclusione e impatto sui correntisti. Di G. Cubeddu.
DIRITTI BONUS E LAVORO
Cubeddu G.mario
11/9/20255 min read
Lo scontro politico nella maggioranza
La legge di bilancio 2026 ha riportato al centro della scena politica la questione di come reperire risorse straordinarie senza compromettere la tenuta finanziaria del Paese. A riaccendere le tensioni è stata l’introduzione nella bozza iniziale della manovra di una norma che prevede un contributo straordinario sulle cosiddette banche che realizzano extraprofitti. Da un lato i partiti che chiedono misure rapide e di impatto per finanziare interventi sociali e riduzioni di pressione fiscale; dall’altro le forze politiche più orientate alla tutela del sistema finanziario, che denunciano il rischio di segnali negativi per la fiducia degli investitori e per il credito alle imprese.
Il confronto interno alla maggioranza si è concentrato su due nodi principali: la definizione stessa di extraprofitti e la modalità di calcolo della base imponibile. Alcune componenti chiedevano una tassa netta, automatica e legata a soglie rigide; altre preferivano meccanismi più flessibili, come contributi vincolati o accordi negoziali con il settore bancario. La soluzione transattiva introdotta nella versione finale della bozza ha attenuato la durezza del prelievo ma non ha completamente placato le opposizioni interne, lasciando aperti margini di contestazione politica e possibili modifiche nel passaggio parlamentare.
Reazioni del mondo bancario e degli investitori
Le associazioni di categoria e i vertici bancari hanno reagito con fermezza, sottolineando che buona parte dell’aumento degli utili è riconducibile a fattori temporanei in particolare l’aumento dei tassi di interesse che ha ampliato i margini da interesse e che un prelievo improvviso potrebbe tradursi in effetti secondari negativi per famiglie e imprese. Sul mercato azionario la proposta ha prodotto fluttuazioni nei titoli del settore, mentre sui mercati del credito si è assistito a richieste di chiarimenti sui possibili impatti sulle condizioni di offerta.
Impatti economici attesi e scenari futuri
Il governo ha motivato la norma con l’obiettivo di raccogliere risorse importanti in breve termine. Le simulazioni ufficiali parlano di incassi significativi per il primo anno, utili a finanziare misure sociali e a trovare coperture per altre voci di spesa. Gli economisti però sottolineano che l’effetto reale dipenderà molto dalla definizione tecnica della misura, dalla sua durata temporale e dagli eventuali meccanismi di compensazione che verranno introdotti. Le prossime settimane saranno decisive: il confronto parlamentare potrà introdurre modifiche sostanziali o confermare l’impostazione transattiva della bozza.
Cosa sono gli extraprofitti bancari: definizione generale
Gli extraprofitti bancari sono i profitti che le banche realizzano oltre il livello che si ritiene “ordinario” o “strutturale” per il settore. Non si tratta di un concetto puramente contabile con una definizione universale e oggettiva: più spesso è una categoria economica e politica usata per identificare quei guadagni che appaiono temporanei, legati a condizioni macroeconomiche o a eventi esterni, e non frutto di un miglioramento strutturale della capacità competitiva o della qualità del servizio.
Nell’uso pubblico e fiscale il termine serve a distinguere tra utili “normali”, frutto dell’attività bancaria nel suo svolgersi quotidiano, e utili “straordinari”, che emergono quando fattori esterni come variazioni rapide dei tassi di interesse, plusvalenze da cessioni patrimoniali, o provvedimenti regolamentari che consentono incassi non ricorrenti producono un aumento rilevante e temporaneo del reddito delle banche.
Le principali fonti degli extraprofitti
Un fattore dominante dietro gli extraprofitti è la politica monetaria. Quando le banche centrali aumentano i tassi di interesse, il rendimento delle attività a tasso variabile (prestiti) tende a salire più rapidamente dei costi delle passività a breve termine, ampliando il margine di interesse netto delle banche. Questo effetto può generare ricavi aggiuntivi significativi in un arco temporale relativamente breve.
Rivalutazioni e plusvalenze patrimoniali
Le banche detengono portafogli di titoli e partecipazioni. La vendita di attività a prezzi superiori al costo storico produce plusvalenze che contribuiscono agli utili dell’esercizio. Quando ci sono mercati azionari o obbligazionari particolarmente favorevoli, le plusvalenze realizzate possono essere considerate extraprofitti se non rientrano nella gestione ordinaria degli investimenti.
Riduzione degli accantonamenti per perdite su crediti
In periodi di miglioramento dell’economia o di riduzione della rischiosità dei portafogli prestiti, le banche diminuiscono gli accantonamenti per perdite su crediti. Questi minori accantonamenti contribuiscono direttamente all’aumento dell’utile netto e possono essere interpretati come profitti straordinari se la riduzione è dovuta a fattori ciclici.
Vantaggi regolatori o fiscali temporanei
Modifiche normative o agevolazioni fiscali temporanee possono generare benefici non ricorrenti. Esempi includono modifiche al trattamento contabile di certe attività, incentivi fiscali temporanei, o interventi pubblici che alterano i bilanci in modo non permanente.
Sintesi di mercato e dinamiche concorrenziali
In alcuni casi, la concentrazione del sistema bancario o la riduzione della concorrenza in certe aree di business possono condurre a margini più alti. Anche qui tuttavia la distinzione tra profitto “ordinario” e “extra” richiede un giudizio che include l’analisi della struttura di mercato e del grado di sostenibilità dei margini nel tempo.
Come si identificano e misurano gli extraprofitti
Identificare e misurare gli extraprofitti non è banale: richiede scelte tecniche decisive su quale periodo storico usare come riferimento, quali voci di conto includere, e se applicare correzioni per fattori non ricorrenti. Le strade tipiche includono:
Confronto con la media storica: si calcola la media degli utili su un arco pluriennale (ad esempio 3-5 anni) e si considera extraprofitti la parte eccedente la media.
Margine aggiuntivo da tassi: si valuta l’incremento del margine di interesse attribuibile all’innalzamento dei tassi e si isola come componente non strutturale.
Correzioni per eventi non ricorrenti: si escludono dall’utile le plusvalenze straordinarie o le componenti una tantum per ottenere una stima più “ordinaria”.
Indicatori patrimoniali: si possono usare metriche come il rendimento del capitale (ROE) o il rendimento delle attività (ROA) rispetto a benchmark di settore per individuare anomalie temporanee.
Ogni opzione ha pro e contro: la scelta metodologica influenza fortemente l’ammontare che può essere considerato extraprofitti e quindi l’eventuale gettito fiscale associato.
Motivazioni politiche ed economiche dietro la tassa sugli extraprofitti
La proposta di tassare gli extraprofitti nasce da ragioni miste di natura redistributiva e di politica economica. Sul piano politico, una tassa straordinaria può essere presentata come misura di equità: le banche che hanno beneficiato di condizioni congiunturali favorevoli contribuiscono temporaneamente al finanziamento di interventi di emergenza o di politiche di welfare. Sul piano economico, i governi la vedono come uno strumento per raccogliere risorse immediate senza dover tagliare spese o aumentare imposte generali.
Tuttavia, le argomentazioni a favore devono essere bilanciate con considerazioni macroprudenziali: colpire troppo duramente i profitti bancari rischia di indebolire il capitale delle banche, ridurre la propensione a prestare e disincentivare investimenti necessari per la resilienza del sistema finanziario.
Rischi, controargomentazioni e possibili effetti collaterali
Una tassa mal calibrata può produrre effetti indesiderati.
Trasmissione ai clienti: le banche potrebbero reagire aumentando i costi dei servizi o restringendo l’offerta di credito per preservare redditività e capitale.
Riduzione degli investimenti: minori risorse disponibili possono tradursi in meno investimenti in tecnologia, compliance e gestione del rischio.
Segnali ai mercati: la percezione di incertezza normativa può aumentare il premio per il rischio sui titoli bancari e rendere più costoso il funding.
Efficacia temporanea: se gli extraprofitti sono davvero temporanei, una tassa una tantum può sembrare giusta, ma se i guadagni si rivelano strutturali la soluzione diventa inadeguata e controproducente.
Modalità alternative di intervento e misure di mitigazione
Per limitare gli effetti collaterali, i policymaker possono adottare forme meno invasive della classica windfall tax:
Contributi volontari o accordi negoziali con il settore, vincolando le risorse a specifiche finalità sociali.
Meccanismi di compartecipazione non monetaria, ad esempio investimenti obbligatori in servizi finanziari per l’economia reale.
Clausole di temporaneità e scalabilità che prevedano l’abrogazione automatica quando i margini rientrano in livelli storici.
Misure parallele a favore delle famiglie e delle imprese colpite dal costo del credito, per evitare ricadute sociali.
Conclusione: equilibrio tra giustizia fiscale e stabilità finanziaria
La tassa sugli extraprofitti bancari pone un dilemma che unisce economia, politica e diritto: la legittima esigenza di equità e di reperire risorse deve confrontarsi con l’esigenza di preservare la stabilità e la capacità di intermediazione del sistema bancario. La sfida per la maggioranza è trovare una formula tecnica che definisca chiaramente cosa sia un extraprofitti, stabilisca criteri trasparenti di calcolo e introduca garanzie per minimizzare effetti indesiderati sul credito e sugli investimenti. Solo una misura ben calibrata, con trasparenza metodologica e temporaneità, potrà conciliare la volontà redistributiva con la tutela della funzione economica delle banche.