
Dietro la missione solidale si nasconde un mondo del lavoro spesso ingiusto. E i lavoratori tacciono per paura.
Cooperative sociali: il lato oscuro. Entra in una cooperativa sociale e senti parlare di valori. Inclusione, dignità, prossimità. Parole belle. Poi parli con chi ci lavora davvero educatori, operatori sociosanitari, assistenti e il quadro cambia. Cambia parecchio.
Non è un segreto che il settore paghi poco. Il CCNL delle cooperative sociali, siglato il 26 gennaio 2024, è scaduto il 31 dicembre 2025 e resta in vigore solo in regime di ultrattività, in attesa di rinnovo. Una condizione di precarietà contrattuale che dura mesi, a volte anni. E intanto chi lavora aspetta.
Quello che nessuno ti dice
Prima verità: il problema non è solo lo stipendio basso. È la disparità di trattamento tra colleghi che svolgono lo stesso lavoro. Stessa mansione, stesso turno, livello contrattuale diverso. Accade. Più spesso di quanto si pensi.
Seconda verità: chi denuncia rischia. Le cooperative sociali operano spesso in piccoli contesti locali. Segnalare una discriminazione per genere, origine, disabilità, orientamento sessuale significa esporsi. Il sindacato è lontano. Il collega che ti ascolta oggi domani potrebbe diventare il tuo superiore.
Terza verità: la legge tutela, ma la pratica è un’altra cosa. L’articolo 3 della Costituzione garantisce pari dignità sociale a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali. Eppure questo principio resta spesso sulla carta.
Un settore femminile che discrimina le donne
La stragrande maggioranza dei lavoratori delle cooperative sociali è donna. Educatrici, assistenti familiari, operatrici nei centri diurni. Eppure le posizioni apicali, le coordinatrici, le figure con potere decisionale, sono ancora spesso occupate da uomini.
Nel 2025 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha firmato un nuovo protocollo con la Consigliera Nazionale di Parità per rafforzare la vigilanza e la prevenzione delle discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro, anche attraverso segnalazioni tempestive e condivisione di dati ispettivi. Un passo avanti. Ma il settore delle cooperative sociali resta in gran parte fuori dai radar. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Il nodo degli appalti pubblici
Buona parte delle cooperative sociali lavora su appalti pubblici: comuni, ASL, enti regionali. Il prezzo più basso vince spesso il bando. E chi paga il conto? Il lavoratore.
Turni compressi, ore non pagate, straordinari “informali”. Le stesse parti firmatarie del CCNL si sono impegnate a promuovere la legalità e i diritti nel sistema degli appalti pubblici, riconoscendo che il lavoro sociale va valorizzato e tutelato. Parole condivisibili. Ma tra l’impegno scritto e la realtà dei cantieri sociali c’è ancora un abisso.
Disabilità e discriminazione associata
Un caso meno conosciuto ma reale: i lavoratori discriminati non per una loro condizione, ma per quella di un familiare. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza dell’11 settembre 2025, ha affrontato proprio questa fattispecie: la discriminazione indiretta nei confronti di un lavoratore che, senza essere disabile, si prende cura di un figlio disabile. Un principio che vale anche nel terzo settore, dove la sensibilità dichiarata non sempre si traduce in comportamenti coerenti.

Tabella riassuntiva
| Tipo di discriminazione | Frequenza nel settore | Tutela legale disponibile |
|---|---|---|
| Genere e maternità | Alta | Sì, D.Lgs. 198/2006 |
| Origine etnica | Media | Sì, D.Lgs. 215/2003 |
| Disabilità (diretta o associata) | Media | Sì, D.Lgs. 216/2003 |
| Età e inquadramento contrattuale | Alta | Parziale |
| Orientamento sessuale | Bassa (sommersa) | Sì, D.Lgs. 216/2003 |
In breve: ecco cosa cambia davvero
- Il CCNL delle cooperative sociali è scaduto a fine 2025 e il rinnovo è ancora in trattativa, lasciando migliaia di lavoratori in una zona grigia contrattuale.
- Le discriminazioni di genere colpiscono soprattutto le donne, che rappresentano la maggioranza degli addetti ma non delle posizioni di responsabilità.
- Gli appalti al ribasso sono uno dei motori principali delle irregolarità: turni compressi, ore non riconosciute, pressioni informali.
- La discriminazione associata — subita da chi assiste un familiare disabile è tutelata dalla giurisprudenza europea ma poco conosciuta nei contratti del terzo settore.
- Denunciare è legalmente possibile, ma nella pratica espone il lavoratore a rischi reali in contesti piccoli e relazionali.
Se lavori in una cooperativa sociale e hai subito un trattamento ingiusto, non devi per forza accettarlo. Il sindacato — CGIL, CISL, UIL — ha sportelli specifici per le discriminazioni sul lavoro. Puoi anche rivolgerti alla Consigliera di Parità della tua provincia, figura istituzionale con poteri di intervento.
Il settore fa cose importanti. Ma chi lo tiene in piedi merita rispetto. Non solo a parole.
Fonti
- CCNL Cooperative Sociali, verbale di accordo 26 gennaio 2024 e aggiornamento 2026
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, protocollo INL Consigliera Nazionale di Parità, 2025
- Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza 11 settembre 2025, causa C-38/24 (Bervidi)
- D.Lgs. 215/2003 e D.Lgs. 216/2003 (recepimento direttive antidiscriminazione UE)
- Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3