Settori più esposti allo shock energetico in Italia: chi rischia di più nel 2026

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Grafico sui settori italiani più esposti allo shock energetico 2026, con industria pesante, ceramica, trasporti e manifattura evidenziati per rischio e impatto sui costi.

Perché la bolletta sta diventando un problema esistenziale

Settori più esposti allo shock energetico: Ceramica, acciaio, vetro, chimica. Per queste filiere la parola “caro energia” non è un titolo di giornale, è un problema di cassa che arriva ogni mese. Nei settori più esposti allo shock energetico in Italia, l’energia vale tra il 25% e il 40% dei costi totali. Quando i prezzi raddoppiano, i margini spariscono prima ancora di emettere fattura.

Il nodo italiano è specifico. Il gas copre ancora il 44% della produzione elettrica nazionale (dati Terna 2024) e le PMI non hanno il potere contrattuale per blindarsi con contratti pluriennali. Pagano a mercato, senza protezioni. Un’azienda tedesca di pari dimensioni, in molti casi, spende meno.


I comparti che stanno soffrendo davvero

Ceramica, acciaio e vetro: i forni non si spengono

Il distretto di Sassuolo brucia circa 2,5 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Un forno ceramico non si interrompe a piacimento: spegnerlo e riaccenderlo costa più che tenerlo acceso. Tra il 2021 e il 2023, i costi energetici del settore sono triplicati. Confindustria Ceramics ha documentato oltre 40 imprese che hanno tagliato o fermato la produzione.

Per l’acciaio elettrico (EAF) il discorso è identico. L’energia vale tra il 25% e il 35% del costo per tonnellata prodotta. Il vetro cavo, quello usato nell’alimentare e nel farmaceutico, ha cicli produttivi che durano 10-15 anni senza mai spegnere il forno. Fermarlo significa demolirlo.

Agroalimentare e carta: settori spesso ignorati

Pastifici, caseifici, conservifici. Pochi li citano, eppure hanno linee di lavorazione con consumi termici importanti. Pastorizzazione, essiccazione, riscaldamento dei silos. Coldiretti ha calcolato una crescita dei costi energetici del 170% tra il 2019 e il 2023 per le imprese di trasformazione alimentare.

La carta è il secondo fronte. L’Italia è il secondo produttore europeo di cartone. Le cartiere lavorano con vapore e calore continuo: l’energia pesa tra il 18% e il 22% sui costi di produzione, senza possibilità di comprimere i consumi senza perdere qualità o volumi.

Chimica e gomma-plastica: doppio colpo

Nella chimica di base il gas non è solo carburante, è materia prima. Un rialzo del prezzo del gas colpisce due volte: sui costi operativi e sul costo delle materie prime. La gomma e la plastica seguono la stessa logica, con in più la pressione competitiva di paesi come Turchia e India dove l’energia costa la metà.

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I numeri per settore

SettoreEnergia su costi totaliVariazione 2019-2024Rischio delocalizzazione
Ceramica35-40%+180%Alto
Acciaio EAF25-35%+160%Medio-Alto
Vetro25-30%+155%Medio
Carta e cartone18-22%+140%Medio
Agroalimentare12-18%+170%Basso
Chimica di base30-40%+190%Alto
Gomma-plastica15-20%+130%Medio

Cosa esiste oggi per attutire il colpo

Crediti d’imposta per le imprese energivore

La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha confermato i crediti d’imposta per le imprese energivore iscritte all’elenco CSEA. Soglia minima: 1 GWh/anno di consumo, con un rapporto tra costo energia e valore aggiunto sopra le soglie CSEA. Le domande si presentano tramite portale Agenzia delle Entrate, con scadenze trimestrali pubblicate da CSEA.

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Approfondimento consigliato: se stai seguendo l’evoluzione dell’economia italiana nel 2026, ci sono alcuni indicatori chiave che possono cambiare rapidamente scenari, costi e decisioni strategiche. Abbiamo raccolto una serie di cluster economici mirati che spiegano i rischi emergenti, le dinamiche nascoste e le mosse da monitorare per anticipare gli impatti su famiglie e imprese.

FAQ
Chi rientra nella categoria “energivora” secondo la legge italiana?

Le imprese con consumo annuo sopra 1 GWh e un’intensità energetica che supera le soglie definite da CSEA. L’iscrizione all’elenco CSEA è obbligatoria per accedere agli sconti sugli oneri di sistema e ai crediti d’imposta previsti dalla normativa vigente.

Il credito d’imposta energia si può sommare ad altri incentivi?

In generale sì, ma non oltre il 100% del costo sostenuto. Ogni situazione va verificata caso per caso, perché le regole di cumulo cambiano in base alla natura del contributo e alla fonte di finanziamento (nazionale, regionale, europeo).

Le PMI fuori dalla soglia energivora hanno qualche tutela?

Possono accedere ai regimi di tutela progressiva per la fornitura elettrica, ai contratti indicizzati sul mercato libero e ai fondi regionali per l’efficienza energetica cofinanziati dal PNRR. Non è molto, ma qualcosa esiste.

Cosa significa concretamente “rischio delocalizzazione”?

Significa che l’impresa valuta se produrre altrove costa meno che restare in Italia. Ceramica e chimica di base sono i casi più a rischio, perché il differenziale di costo energetico con Turchia, Marocco o India può rendere non competitivo qualsiasi prezzo di vendita europeo.

Il gas russo pesa ancora sui prezzi italiani nel 2025?

La dipendenza è scesa dal 40% pre-2022 a meno del 5% nel 2024. Ma la sostituzione con GNL e forniture algerine ha un costo strutturalmente più alto rispetto al gas russo pre-guerra. I prezzi non sono tornati ai livelli del 2019 e difficilmente lo faranno a breve.

Ci sono incentivi per chi vuole prodursi l’energia da solo?

Sì. Il D.Lgs. 199/2021 sulle Comunità Energetiche Rinnovabili e le aste GSE per il fotovoltaico industriale sopra i 200 kW offrono tariffe incentivanti con contratti di lungo periodo. Per le imprese manifatturiere con superfici di copertura ampie, il fotovoltaico oggi ha tempi di ritorno tra i 5 e i 7 anni.

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