
Trentadue milioni di ticket erogati ogni anno, sono i Buoni Pasto
il benefit aziendale più apprezzato dai lavoratori italiani secondo l’Osservatorio Welfare 2025 di Edenred sono i Buoni Pasto eppure in pochi sanno davvero come funzionano i buoni pasto, dove si possono spendere e, soprattutto, cosa è cambiato dall’1 gennaio 2026.
La novità principale riguarda l’esenzione fiscale: con la Legge di Bilancio 2026 (n. 199 del 30 dicembre 2025), il Governo ha innalzato la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro al giorno. Una differenza che su base annua può valere fino a 440 euro netti in più per ogni lavoratore.
In questa guida trovi tutto quello che ti serve davvero sapere:
- Come funzionano i buoni pasto e a chi spettano
- Cosa cambia nel 2026 tra buoni cartacei ed elettronici
- Dove si possono usare e quanti se ne possono cumulare
- I vantaggi fiscali reali per aziende e dipendenti
- I problemi più comuni con i principali circuiti
Come Funzionano i Buoni Pasto: le Basi che in Pochi Conoscono
Il buono pasto non è stipendio. Tecnicamente è un “servizio sostitutivo di mensa”: un titolo (cartaceo o elettronico) che l’azienda assegna ai dipendenti in alternativa alla mensa fisica. Questa distinzione non è un dettaglio burocratico, è la ragione per cui gode di un regime fiscale agevolato.
I buoni pasto sono titoli di legittimazione, cartacei o elettronici, che consentono ai lavoratori dipendenti e assimilati di acquistare pasti pronti o generi alimentari presso esercizi convenzionati. Possono essere riconosciuti dal datore di lavoro come benefit sostitutivo del servizio mensa e rientrano tra gli strumenti di welfare aziendale disciplinati dalla normativa fiscale.
La cornice normativa è definita dall’art. 51, comma 2, lettera c) del TUIR, aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026, e dal D.M. MISE n. 122 del 7 giugno 2017, che disciplina nel dettaglio le modalità di utilizzo, cumulo e tipologie di esercizi convenzionati.
A chi spettano i buoni pasto
I buoni pasto possono essere erogati a tutti i dipendenti assunti con un contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato, che siano collaboratori part time e full time. Ma anche a dirigenti, soci, liberi professionisti. C’è dell’altro: secondo la normativa sui buoni pasto, questi possono essere assegnati anche a chi lavora con un rapporto di collaborazione non subordinata il cui reddito possa essere assimilato a quello di lavoro dipendente.
Una regola spesso ignorata: i buoni pasto devono essere riconosciuti alla generalità dei lavoratori o a categorie omogenee di dipendenti. È essenziale che l’erogazione non avvenga in modo arbitrario o selettivo, pena la perdita del regime di favore e l’assoggettamento integrale a tassazione.
Quando maturano i buoni pasto
I buoni pasto maturano esclusivamente in relazione alle giornate di effettiva prestazione lavorativa. Ferie, malattia, permessi non retribuiti: nessun ticket. Nel caso di lavoro part-time, il riconoscimento del buono pasto dipende dagli accordi aziendali o dal contratto collettivo applicato: può essere previsto anche per orari ridotti, ma non esiste un obbligo generalizzato. Analogamente, per lo smart working la maturazione del buono è rimessa alla contrattazione interna e alle policy aziendali.
Per approfondire tutte le novità su lavoro, diritti e agevolazioni aggiornate al 2026, visita la nostra sezione dedicata: Lavoro, Diritti & Bonus.
Novità Buoni Pasto 2026: la Legge di Bilancio Cambia le Soglie
Facciamo chiarezza su questo punto, perché c’è molta confusione online. La Legge di Bilancio 2026 ha innalzato a 10 euro al giorno la soglia di esenzione e deducibilità dei buoni pasto elettronici. Restano centrali i riferimenti normativi da conoscere: l’articolo 51, comma 2, lettera c) del TUIR e le Leggi di Bilancio che nel tempo ne hanno definito e aggiornato i limiti di esenzione.
Le soglie aggiornate, in vigore dall’1 gennaio 2026, sono queste:
| Tipo di buono pasto | Soglia esenzione fiscale 2026 |
|---|---|
| Buono elettronico | 10 euro al giorno (prima era 8 euro) |
| Buono cartaceo | 4 euro al giorno (invariato) |
| Indennità sostitutiva (cantieri/zone prive di mensa) | 5,29 euro al giorno (invariato) |
La novità rende il sistema più coerente e meno penalizzante per il lavoratore, rafforzando al tempo stesso il ruolo del buono pasto elettronico come strumento privilegiato di welfare.
Cosa cambia in busta paga
Quando invece il valore del buono supera le soglie previste, solo la parte eccedente viene considerata reddito da lavoro dipendente e perde il beneficio dell’esenzione. L’importo in eccesso viene quindi trattato come una normale componente della retribuzione, ed è soggetto a tassazione e contributi previdenziali come il resto dello stipendio.
Esempio concreto: un buono elettronico da 12 euro non è tassato interamente. Solo i 2 euro eccedenti la soglia di 10 euro entrano in busta paga come reddito imponibile.
L’aumento è automatico?
No, e qui molti si sbagliano. L’innalzamento del valore di esenzione del buono pasto non comporta automaticamente l’aumento del valore dei buoni per i lavoratori che ne usufruiscono già. Si tratta di una scelta del datore di lavoro, che potrà decidere di offrire un vantaggio economico maggiore ai propri dipendenti, senza oneri contributivi aggiuntivi. Se la tua azienda non ha comunicato nulla, i tuoi buoni hanno probabilmente lo stesso valore del 2025.
Differenza tra Buoni Pasto Cartacei ed Elettronici: non Solo una Questione di Formato
La differenza tra le due tipologie non è solo pratica. È soprattutto fiscale, e dal 2026 è diventata ancora più marcata.
Come funzionano i cartacei
Il buono cartaceo è il classico ticket da staccare e consegnare al momento del pagamento. Deve essere datato e firmato dal titolare al momento dell’uso. Non è cedibile, non si può ricevere il resto se l’importo è inferiore al valore del buono, non si può convertire in denaro.
La soglia di esenzione resta ferma a 4 euro al giorno. Su 220 giorni lavorativi annui, il vantaggio fiscale massimo è 880 euro esentasse l’anno.
Come funzionano gli elettronici
Nel caso dei buoni elettronici, l’importo viene accreditato su una carta magnetica o gestito tramite app mobile, con pagamenti effettuabili via POS o smartphone. Ogni transazione è tracciata e sicura, garantendo un utilizzo conforme alla normativa.
Con la soglia aggiornata a 10 euro, lo stesso dipendente con 220 giorni lavorativi accumula fino a 2.200 euro esentasse all’anno. La differenza rispetto al formato cartaceo è 1.320 euro di valore esente in più, che tradotti in risparmio fiscale effettivo (aliquota media intorno al 27%) valgono circa 350-360 euro netti.
Il vantaggio per le aziende
Per il datore di lavoro, l’acquisto dei buoni pasto continua a rappresentare un costo integralmente deducibile. A differenza delle spese di vitto e alloggio, soggette al limite del 75%, il costo dei ticket restaurant è considerato come acquisizione di un servizio complesso e non come semplice somministrazione di alimenti.
Dove si Possono Usare i Buoni Pasto: la Rete di Esercizi Convenzionati
Molti pensano che il buono pasto valga solo al bar o al ristorante. Non è così.
Il decreto 122/2017 del MISE indica l’elenco degli esercizi commerciali dove poter utilizzare i buoni pasto, nonché la tipologia di acquisti possibili. I buoni pasto possono essere utilizzati nei supermercati e nei bar, così come negli agriturismi, nei mercati e negli ittiturismi.
Per essere precisi, ecco dove si possono spendere:
- Ristoranti, trattorie, pizzerie, tavole calde, rosticcerie
- Bar e caffetterie (per pasti e bevande)
- Supermercati, discount, mercati rionali
- Gastronomie e negozi di alimentari
- Agriturismi e ittiturismi convenzionati
- Piattaforme di food delivery e e-commerce alimentare (per i buoni elettronici)
I principali supermercati che accettano buoni pasto includono Conad, Esselunga, Coop, Pam, Carrefour e il Gigante. Tra i servizi di ristorazione rientrano McDonald’s, Roadhouse, Old Wild West, Autogrill e Chef Express.
Una novità degli ultimi anni riguarda l’ingresso dei discount alimentari nella rete dei convenzionati. L’ingresso dei discount alimentari nel circuito dei buoni pasto è un cambiamento importante, perché i discount raggiungono una fascia di consumatori molto ampia, con prezzi mediamente più contenuti e un’attenzione costante al rapporto qualità-prezzo.
Cosa si può acquistare e cosa no
I buoni pasto coprono esclusivamente alimenti e bevande. Anche se cumulati, i buoni pasto possono essere utilizzati solamente per l’acquisto di prodotti alimentari e bevande. Sono esclusi dal pagamento tutti i beni non commestibili.
Niente detersivi, niente prodotti per la casa, niente farmaci. Solo quello che finisce in tavola.

Limiti di Utilizzo dei Buoni Pasto: Cumulo, Scadenza e Regole da Conoscere
Quanti buoni si possono usare in una volta sola
Secondo la legge, i buoni pasto sono cumulabili fino a 8 ticket per singola transazione. Con buoni da 10 euro, il tetto massimo per un singolo acquisto è 80 euro. Sufficiente per fare una buona spesa settimanale.
C’è un dettaglio utile che quasi nessun esercente chiarisce spontaneamente. Il vincolo degli 8 buoni pasto non si applica per esercente: per aggirare questo limite basta separare il conto. Per pagare due conti si potranno utilizzare 16 buoni pasto (al massimo 8 per ciascuno).
La scadenza dei buoni
I buoni pasto hanno una scadenza, sia quelli cartacei sia quelli elettronici. La scadenza viene indicata sul buono cartaceo sotto forma di giorno, mese e anno. Sul sito web o nell’app per quelli elettronici. La scadenza dei buoni pasto è di solito il 31 dicembre dell’anno in corso.
Attenzione: i buoni scaduti non vengono rimborsati. Se ti accorgi di averne accumulati troppi, usali prima di dicembre.
Non è possibile ricevere il resto
Vai al bar, il caffè e il panino costano 4,50 euro, il tuo buono vale 10 euro. Il gestore non è obbligato a darti i 5,50 euro di resto. La normativa stabilisce che il buono va usato per intero, oppure si integra con contanti o carta la differenza se l’importo supera il valore del ticket.
Esenzione Fiscale Buoni Pasto: come Funziona davvero in Busta Paga
Prendiamo il caso di Marco, dipendente full time con 22 giorni lavorativi al mese. La sua azienda gli assegna buoni elettronici da 10 euro. In un anno accumula 2.640 euro di buoni pasto (220 giorni, qualche giorno di ferie). Poiché sono interamente sotto la soglia di esenzione, nessun euro di quei 2.640 finisce nella base imponibile IRPEF.
Entro i limiti previsti, i buoni pasto restano completamente esentasse, sia per il dipendente sia per l’azienda. Il valore dei buoni appare nella busta paga soltanto in maniera figurativa, nella sezione “voci variabili mensili”.
Se invece la stessa azienda avesse versato quei 2.640 euro direttamente in busta paga come indennità di mensa, Marco avrebbe pagato IRPEF e contributi sull’intera cifra. Con un’aliquota marginale del 27%, la perdita sarebbe stata di circa 700 euro.
La deducibilità per le aziende
Le spese sostenute per l’acquisto dei buoni pasto da attribuire ai dipendenti sono deducibili integralmente dal reddito dei datori di lavoro. I liberi professionisti senza dipendenti possono invece dedurre i costi nella misura del 75%, entro il limite del 2% del fatturato.
Buoni Pasto Elettronici: i Vantaggi Pratici Rispetto ai Cartacei
Al di là della fiscalità, il formato digitale cambia l’esperienza di utilizzo quotidiana in modo concreto.
L’app permette di consumare i propri buoni pasto in modo semplice e immediato: davanti alla cassa di un bar o supermercato basta indicare quanti buoni sono necessari e cliccare su “paga ora”. Tramite geolocalizzazione è possibile trovare bar o supermercati vicini e capire dove accettano i buoni pasto. Inoltre, è possibile visualizzare quanti buoni restano, la data di scadenza e dove sono stati utilizzati fino a quel momento.
I buoni elettronici coprono anche i pagamenti online: food delivery, e-commerce alimentari convenzionati, acquisti da app. Una flessibilità che il formato cartaceo non può offrire.
I buoni pasto elettronici possono essere utilizzati presso ristoranti, bar, tavole calde, gastronomie, supermercati e piattaforme di e-commerce alimentare convenzionate. Possono coprire pasti pronti, generi alimentari e bevande.
Problemi con i Buoni Pasto Edenred e gli Altri Circuiti: cosa Fare
I principali emittenti di buoni pasto in Italia sono Edenred (Ticket Restaurant), Pluxee (ex Sodexo), Day, Pellegrini e Yes Ticket. I problemi più comuni segnalati dagli utenti riguardano alcune situazioni specifiche.
Esercente che rifiuta i buoni: può capitare che un bar o supermercato risulti convenzionato sull’app ma rifiuti il pagamento. La prima cosa da fare è verificare tramite l’app o il sito del circuito se l’esercente è effettivamente attivo. Se il rifiuto è ingiustificato, si può segnalare al servizio clienti dell’emittente.
Buoni non accreditati in busta paga: se il tuo contratto prevede i buoni pasto ma non li ricevi, controlla la busta paga nella sezione “voci variabili”. Se non compaiono, contatta direttamente l’ufficio HR. L’erogazione deve essere legata ai giorni di effettiva presenza.
App bloccata o carte non funzionanti: i problemi tecnici con le app Edenred e Pluxee sono segnalati periodicamente, soprattutto in concomitanza con aggiornamenti di sistema. Il numero verde del servizio clienti Edenred è 800 814 414; per Pluxee è 02 3030 4800.
Buoni scaduti non rimborsati: la normativa non prevede rimborso per i buoni scaduti. Alcuni emittenti offrono una finestra di reclamo entro 30 giorni dalla scadenza, ma non è garantita. Monitora la scadenza dall’app con anticipo.
Rimborso Buoni Pasto al Supermercato: quello che nessuno ti dice
Una delle domande più frequenti: “posso usare i buoni pasto per fare la spesa e portarmi il pranzo da casa?”. La risposta è sì, ma con dei limiti precisi.
I lavoratori potranno decidere di utilizzare il buono presso esercizi convenzionati che non necessariamente si traducono in ristoranti o bar. Tale situazione può verificarsi, ad esempio, nelle ipotesi in cui il dipendente si reca presso la propria abitazione per la consumazione del pasto nelle giornate lavorative.
Detto questo, il supermercato può scegliere una propria policy interna. Alcuni accettano i buoni solo in certi reparti (freschi, gastronomia), altri li accettano su qualsiasi acquisto alimentare. Prima di fare la spesa con i ticket, conviene chiedere direttamente alla cassa quali acquisti sono ammessi.
Il rimborso in denaro, invece, non esiste. Resta in ogni caso vietata la conversione in denaro o l’utilizzo per beni e servizi diversi dal vitto.
Normativa Aggiornata Buoni Pasto 2026: i Riferimenti Ufficiali
La disciplina dei buoni pasto si articola su più livelli normativi. Questi sono i principali:
- Art. 51, comma 2, lettera c) del TUIR: base dell’esenzione fiscale, aggiornata dalla Legge di Bilancio 2026
- Legge n. 199 del 30 dicembre 2025 (Legge di Bilancio 2026), art. 1, comma 14: porta la soglia esenzione per i buoni elettronici da 8 a 10 euro
- D.M. MISE n. 122 del 7 giugno 2017: disciplina i servizi sostitutivi di mensa, stabilisce il limite di 8 buoni per transazione, l’elenco degli esercizi abilitati e i requisiti di utilizzo
- D.Lgs. n. 36/2023, Allegato II.17: conferma e aggiorna le regole di utilizzo per i buoni pasto digitali
- Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 26/2010 e Principio di diritto n. 6/2019: chiariscono la natura reddituale e le regole di cumulo
Il tema dei buoni pasto deducibili è tornato centrale nella gestione del costo del lavoro e nelle politiche di welfare aziendale, soprattutto per quelle realtà che utilizzano il ticket restaurant come alternativa alla mensa o come beneficio riconosciuto anche in presenza di smart working e part-time.
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FAQ — Buoni Pasto 2026
Quanto valgono i buoni pasto nel 2026?
La normativa non fissa un valore minimo o massimo obbligatorio per il valore facciale del buono. Le soglie di 4 e 10 euro riguardano esclusivamente la parte di buono pasto non soggetta a tassazione. Ogni azienda o comparto, attraverso i CCNL, può definire il valore minimo adeguato alla propria organizzazione e l’eventuale valore massimo coerente con il budget HR.
I buoni pasto si possono usare durante lo smart working?
Dipende dalla policy aziendale e dal contratto collettivo applicato. La normativa non lo vieta esplicitamente, ma non lo garantisce nemmeno. Molte aziende hanno scelto di continuare a erogarli anche nelle giornate in telelavoro, ma non è un diritto automatico.
Cosa succede se il buono vale più del conto?
Il resto non viene restituito. Il buono va usato per l’intero valore oppure il dipendente integra la differenza con il proprio denaro quando il conto è superiore al valore del ticket.
I buoni pasto sono cumulabili?
Sì, fino a 8 buoni per singola transazione secondo il D.M. n. 122/2017 e il D.Lgs. 36/2023. Il limite è per transazione, non per giornata. Separando i conti è possibile usarne fino a 16.
Un dipendente part-time ha diritto ai buoni pasto?
Dipende dal contratto collettivo o dall’accordo aziendale. Non esiste un obbligo generalizzato per i part-time, ma molte aziende li riconoscono anche a chi lavora con orario ridotto.
Qual è la differenza fiscale tra buono cartaceo ed elettronico nel 2026?
Il buono cartaceo è esentasse fino a 4 euro al giorno. L’elettronico lo è fino a 10 euro. Su 220 giorni lavorativi l’anno, la differenza di valore esente è 1.320 euro. Tradotto in risparmio IRPEF effettivo, si parla di circa 350-400 euro netti in più a favore del formato digitale.
Il datore di lavoro è obbligato ad aumentare il valore dei buoni con la nuova soglia?
No. L’innalzamento della soglia di esenzione non comporta automaticamente l’aumento del valore dei buoni per i lavoratori. Si tratta di una scelta del datore di lavoro. La nuova norma crea uno spazio fiscale in più, non un obbligo.
Riepilogo: Cosa Cambia Davvero nel 2026
Tre punti da portare a casa.
Primo: dall’1 gennaio 2026 i buoni pasto elettronici sono esentasse fino a 10 euro al giorno, non più 8. I cartacei restano a 4 euro. Non è un aumento automatico dello stipendio — è uno spazio fiscale che ogni azienda può scegliere di sfruttare o meno.
Secondo: la rete di utilizzo è più ampia di quanto si pensi. Supermercati, discount, food delivery, e-commerce alimentari. Non solo ristoranti. Il limite di 8 buoni per transazione vale per singolo conto, non per giornata.
Terzo: la differenza tra cartaceo ed elettronico non è solo di formato. Su base annua può valere fino a 440 euro di valore esente in più e circa 350 euro di risparmio fiscale netto per il lavoratore. Se la tua azienda usa ancora i cartacei, è il momento di chiedere chiarimenti all’HR.
